Gli studenti con DSA all’università sono sempre di più. Non si tratta di un dato marginale, ma di un cambiamento profondo che riguarda il modo in cui gli atenei, i docenti e i servizi di orientamento devono accompagnare chi studia con disturbi specifici dell’apprendimento.
Secondo i dati diffusi da AID sulla base dell’indagine ANVUR, nell’anno accademico 2020/2021 gli studenti universitari con DSA erano 19.616, con un aumento del 22% rispetto all’anno precedente. Un numero che racconta una cosa molto chiara: sempre più studenti arrivano all’università con una diagnosi, una storia scolastica precisa e il bisogno di strumenti realmente adeguati.
Il tema oggi è ancora più attuale perché si parla dell’introduzione del PDP-U, il Piano Didattico Personalizzato Universitario, uno strumento pensato per dare maggiore continuità tra scuola superiore e università.
DSA e università: perché il dato del 22% è così importante
L’aumento degli studenti con DSA negli atenei italiani non va letto come un problema, ma come un segnale di maggiore consapevolezza. Più studenti ricevono diagnosi, più famiglie conoscono i propri diritti e più ragazzi scelgono di proseguire gli studi senza rinunciare al proprio progetto universitario.
Il dato AID/ANVUR evidenzia che gli studenti con DSA rappresentano circa il 2% della popolazione universitaria. La distribuzione per area disciplinare mostra una presenza significativa soprattutto nei corsi:
- scientifici, pari al 35,4%;
- sociali, pari al 33,2%;
- umanistici, pari al 20,8%;
- sanitari, pari al 10%.
Questi numeri aiutano a capire che gli studenti con DSA non appartengono a una nicchia isolata, ma sono presenti in tutte le aree dell’università. Per questo il tema non può essere affrontato solo come “supporto individuale”: deve diventare parte della progettazione didattica e dell’orientamento.
Dal PDP scolastico al PDP-U: cosa potrebbe cambiare
Nella scuola, gli studenti con DSA sono già tutelati dalla Legge 170/2010, che riconosce il diritto a strumenti compensativi, misure dispensative e forme di flessibilità didattica. Il problema nasce spesso nel passaggio all’università.
Molti studenti, infatti, arrivano all’ateneo dopo anni di PDP scolastico e si trovano davanti a un sistema meno uniforme: ogni università ha servizi dedicati, ma modalità, tempi e strumenti possono variare da ateneo ad ateneo.
Il PDP-U nasce proprio per rispondere a questa criticità. Il Disegno di legge S.1508, attualmente in esame al Senato, punta a introdurre un Piano Didattico Personalizzato Universitario per gli studenti con DSA, con l’obiettivo di rendere più strutturale il supporto durante il percorso accademico.
Il punto centrale è questo: non basta riconoscere il diritto allo studio. Bisogna renderlo praticabile nella vita universitaria di tutti i giorni.
Quali strumenti sono già previsti per studenti con DSA
Gli studenti universitari con DSA hanno già diritto a misure di supporto. Secondo le indicazioni del MUR, l’università deve prevedere strumenti compensativi e approcci individualizzati per tutelare il diritto allo studio, sia durante il percorso di apprendimento sia nelle prove di valutazione.
Tra gli strumenti che possono essere previsti, in base al caso specifico e alle regole dell’ateneo, rientrano:
- tempo aggiuntivo negli esami o nei test;
- strumenti compensativi per lettura, scrittura o calcolo;
- materiali didattici accessibili;
- supporto dei servizi disabilità/DSA dell’ateneo;
- mediazione con docenti e segreterie quando necessario.
È importante però chiarire un punto: non tutte le misure vengono applicate automaticamente. Lo studente deve spesso attivarsi, presentare la documentazione corretta e rivolgersi agli uffici dedicati dell’università.
Perché il passaggio all’università può diventare difficile
Molti studenti con DSA arrivano all’università dopo un percorso scolastico seguito, protetto e organizzato. Poi, improvvisamente, si trovano in un sistema più autonomo, con lezioni meno guidate, esami più complessi, tempi di studio più lunghi e meno controllo quotidiano.
Le difficoltà più frequenti riguardano:
- gestione del metodo di studio, soprattutto nei corsi con molti materiali teorici;
- organizzazione degli esami, quando gli appelli sono concentrati o molto distanziati;
- comprensione delle procedure, tra segreterie, certificazioni e richieste formali;
- scelta del corso, che spesso viene fatta senza valutare bene carico didattico, modalità di esame e compatibilità personale;
- mancanza di continuità tra il supporto ricevuto a scuola e quello richiesto in università.
Per questo l’orientamento non dovrebbe limitarsi alla domanda “quale corso ti piace?”, ma dovrebbe aiutare lo studente a capire quale percorso può essere davvero sostenibile.
Scegliere l’università giusta: cosa deve valutare uno studente con DSA
Per uno studente con DSA, la scelta dell’università non dovrebbe basarsi solo sul nome dell’ateneo o sulla materia preferita. È necessario valutare anche il modo in cui il percorso è organizzato.
Prima di iscriversi è utile verificare:
- se l’università ha un servizio dedicato a disabilità e DSA;
- quali misure sono previste per test, esami e lezioni;
- quanto è flessibile l’organizzazione dello studio;
- quali sono le modalità di esame più frequenti;
- se il corso è compatibile con il proprio metodo di apprendimento;
- se esistono tutor o figure di supporto.
In questo senso, anche le lauree online possono rappresentare una possibilità interessante per alcuni studenti, perché permettono di organizzare tempi, materiali e studio con maggiore flessibilità. Non sono la soluzione giusta per tutti, ma possono essere valutate con attenzione quando lo studente ha bisogno di un percorso più gestibile.
Studiare all’estero con DSA: attenzione a riconoscimento, supporto e contesto
Un altro tema riguarda gli studenti che valutano un percorso universitario fuori dall’Italia. Studiare all’estero può offrire opportunità importanti, ma per chi ha un DSA è fondamentale verificare ancora meglio il contesto.
Prima di scegliere un percorso internazionale bisogna valutare:
- riconoscimento dell’università e del titolo;
- lingua di studio e livello richiesto;
- presenza di supporti per studenti con DSA;
- organizzazione logistica;
- compatibilità del percorso con l’obiettivo professionale in Italia.
Europe Tutor University supporta gli studenti nella valutazione dei percorsi di laurea all’estero, aiutando a capire non solo quale corso scegliere, ma anche quali aspetti pratici, burocratici e personali considerare prima dell’iscrizione.
ETU può aiutarti a valutare il corso più coerente con il tuo profilo, le tue esigenze di studio e i tuoi obiettivi professionali, sia in Italia che all’estero.
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Agevolazioni e supporto: perché parlarne con delicatezza
Quando si parla di DSA, disabilità, Legge 104 o situazioni familiari complesse, il tema economico e organizzativo non può essere ignorato. Molte famiglie devono valutare non solo il corso, ma anche sostenibilità, tempi, spostamenti e supporto durante il percorso.
Per questo motivo è utile verificare sempre se esistono agevolazioni, promozioni o forme di supporto dedicate. In alcuni casi, ETU può indicare soluzioni o iniziative pensate per rendere l’accesso alla formazione più sostenibile per chi rientra in specifiche condizioni personali o familiari.
Il punto non è trasformare una difficoltà in un messaggio commerciale, ma aiutare lo studente a non rinunciare prima ancora di iniziare.
Il PDP-U può cambiare davvero l’università?
Il PDP-U potrebbe rappresentare un passaggio importante verso un’università più inclusiva. Se introdotto, potrebbe aiutare a superare alcune differenze tra atenei e rendere più chiari gli strumenti a disposizione degli studenti con DSA.
La vera sfida, però, non sarà solo creare un documento. Sarà renderlo utile, applicabile e rispettato nella vita accademica quotidiana.
Perché uno studente con DSA non ha bisogno di “sconti” sul percorso. Ha bisogno di condizioni corrette per dimostrare ciò che sa fare.
Il punto da cui partire per crescere
La crescita degli studenti con DSA all’università ci dice che il sistema sta cambiando. Sempre più ragazzi vogliono continuare a studiare, costruire una professione e scegliere percorsi ambiziosi.
Ma questa crescita porta con sé una responsabilità: orientare meglio, informare meglio e accompagnare meglio.
Per uno studente con DSA, scegliere il corso giusto non significa scegliere il percorso più facile. Significa scegliere quello più adatto al proprio modo di imparare, ai propri obiettivi e alla propria vita.
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